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Quali sono gli insetti primaverili?

Le temperature stanno aumentando gradualmente e la Primavera è alle porte. In questo periodo dell’anno assistiamo ad un vero e proprio ritorno degli insetti, che in inverno sembravano quasi essere scomparsi. Ma quali sono gli insetti primaverili che arrecano maggior fastidio all’uomo? Scopriamoli insieme!

 

PROCESSIONARIA

Periodo: marzo

La Thaumetopoea pityocampa, più nota come Processionaria del Pino,  è molto pericolosa soprattutto per bambini e animali domestici, in quanto si nasconde molto bene tra la vegetazione e i suoi peli urticanti causano importanti irritazioni se entrano in contatto con la pelle o con le mucose di naso, occhi e bocca. Tra febbraio e marzo la larva scende dall’albero per formare un “bozzolo” sotto terra, in attesa di venirne fuori in estate. Gli interventi di prevenzione mirano ad evitare proprio la discesa dall’albero, al fine di rimuovere le larve ed evitare un’infestazione massiccia.

 

ZANZARA

Periodo: aprile

Dopo l’inverno le zanzare depongono un numero abbondante di uova in acqua e, sfruttando le calde temperature primaverili, si riproducono velocemente, fino a raggiungere picchi altissimi in estate. Intervenire in Primavera risulta strategico al fine di evitare lo sviluppo delle uova in adulto, attraverso interventi antilarvali. Si procede individuando i focolai per poi eliminarli attraverso insetticidi specifici. Altra azione importante è lo svuotamento di vasi e sottovasi da ogni forma di acqua stagnante, ambiente ideale per la deposizione della uova.

 

API, VESPE E CALABRONI

Periodo: aprile e maggio

Api, Vespe e Calabroni sono soliti sciamare nei mesi di aprile e maggio, andando alla ricerca di nuovi luoghi dove riprodursi. In questo periodo dell’anno è molto comune individuare nuovi nidi, che vanno prontamente eliminati. Per farlo, però, è sconsigliatissimo improvvisarsi disinfestatori. Questi insetti sono muniti di pungiglione e se attaccati rispondono prontamente in gruppo pungendo il nemico.

 

BLATTE

Periodo: marzo

Le blatte stazionano in ambienti frequentati dall’uomo (case, uffici, depositi, scuole, etc.) durante tutto l’anno, perché non hanno problemi legati ai cambiamenti climatici, essendo in grado di trovare condizioni favorevoli costanti tutto l’anno (caldo d’inverno e fresco d’estate). In Primavera, però, grazie all’aumento delle temperature, trovano un ambiente particolarmente favorevole, e assistiamo a vere e proprie esplosioni di infestazioni. Risulta, pertanto, assolutamente strategico iniziare gli interventi di disinfestazione non appena le temperature iniziano ad alzarsi, al fine di evitare una massiccia riproduzione.

Qual è il periodo migliore per la disifestazione contro le zanzare

In estate inizia la secolare lotta con le zanzare! Ci tengono svegli di notte con il loro incessante ed odioso ronzio, e ci attaccano ormai anche di giorno.

Oltre a rovinarci il sonno le zanzare provocano anche fastidiosissime punture, fonte di irritazioni e di pruriti fastidiosissimi molto persistenti. Il problema delle zanzare attanaglia anche i centri turistici, in modo particolare quelli in prossimità del mare o comunque di zone abbastanza umide.

La soluzione più comune è un insetticida o uno spray antizanzare, che possono risolvere il problema parzialmente e solo per un periodo limitato.

Molte zanzare infatti si sono evolute e risultano immuni anche ai più comuni spray antizanzare!

La cosa migliore da fare è affidarsi ad una ditta specializzata, che con interventi mirati e soprattutto prodotti specifici professionali, possa garantire la disinfestazione delle zanzare risolvendo il problema alla fonte.

Disinfestazione delle zanzare: gli interventi contro gli stadi larvali

Per raggiungere una disinfestazione totale delle zanzare non è sufficiente un solo ciclo, ma bisogna eseguire diversi interventi periodici per uccidere le uova.

Il primo ciclo di disinfestazione inizia nel mese di marzo, con interventi anti-larvali nelle zone dove si verifica un notevole ristagno d’acqua. Altri cicli vanno effettuati da aprile fino alla fine di settembre con interventi di disinfestazione adultica.

La lotta anti-larvale consente di eliminare un gran quantitativo di potenziali zanzare adulte, agendo in aree ben definite e limitate, ed utilizzando una quantità piuttosto modesta di insetticidi anti-larvali.

L’azienda incaricata, dopo aver effettuato determinati campionamenti su quelle aree dove operare, eseguirà interventi anti-larvali periodici che saranno ripetuti in base alle necessità.

Gli interventi anti-larvali hanno sicuramente un impatto ambientale minore rispetto alla lotta contro le zanzare adulte.

I cicli di disinfestazione contro le zanzare adulte

Se non è stata eseguita la lotta anti-larvale in modo efficace o tempestivo, è necessario ricorrere ad una lotta contro le zanzare adulte più invasiva.

La lotta adultica deve tener conto di tre elementi fondamentali:

  1. campionamenti delle zone per individuare il momento in cui c’è la maggior parte delle zanzare
  2. le specie coinvolte
  3. il disagio apportato alla popolazione

La cadenza di intervento, le modalità e le fasce orarie vengono definite in base alla specie da combattere.

Contro la zanzara comune bisogna intervenire nelle prime ore della serata o alle prime luci dell’alba. Contro la zanzara tigre invece, è meglio agire nel tardo pomeriggio.

Per la disinfestazione delle zanzare si usano turbo atomizzatori o nebulizzatori a motore di potenza variabile, con la dispersione nell’ambiente di un liquido composto di piccole goccioline di acqua e di un formulato insetticida.

HACCP, cos’è e qual è la normativa

Il mondo della ristorazione, il bar-tender, i cocktail, la cucina gourmet sono spesso argomento di discussione e sempre più attirano l’attenzione del consumatore.

Se sei anche tu un appassionato o lavori a contatto con gli alimenti e vuoi conoscere meglio il mondo dell’HACCP e della normativa haccp relativamente alle regole di igiene e conservazione degli alimenti, con questa lettura potrai saperne un po’ di più.

Analizzeremo che cos’è l’haccp, da cosa è regolamentato e cosa cambia da regione a regione.

Cos’è l’Haccp: definizione

L’acronimo HACCP sta per Hazard Analyses (and) Critical Control Points, terminologia inglese che significa: Analisi del Rischio e Punti Critici di Controllo.

È un approccio di “analisi dei rischi” innovativo che viene utilizzato da anni in molti processi tra cui quelli tipici della produzione, distribuzione e somministrazione alimentare (ma non solo).

Hai mai sentito parlare dei principi del Sistema Haccp? Sappi che i principi del sistema haccp sono sette.

Si tratta di un protocollo, ovvero un insieme di procedure volte a tutelare il consumatore garantendo la salubrità degli alimenti, focalizzandosi in particolar modo sulla prevenzione dei rischi piuttosto che sull’analisi del prodotto finito, concentrandosi sui punti critici di controllo.

Con questo termine si intende ogni fase o procedura del ciclo produttivo dell’alimento che può essere monitorato e controllato periodicamente allo scopo di eliminare o quantomeno ridurre i rischi relativi alla salubrità e alla sicurezza dei prodotti alimentari.

Come abbiamo già anticipato, il sistema haccp è un metodo di controllo per le imprese finalizzato a tutelare la salubrità dell’alimento e la salute e sicurezza del consumatore finale, tramite delle indicazioni ed un monitoraggio costante delle fasi della manipolazione degli alimenti in cui vi sia un probabile pericolo di contaminazione, che sia esso biologico, chimico o fisico, basandosi sull’applicazione di principi fondamentali su una corretta prassi igienica.

Haccp: Normativa

Il primo sistema di controllo dei punti critici di controllo fu inventato negli anni ‘60 in America per garantire dei pasti controllati, salubri e sicuri agli astronauti in missione per la NASA.

Attraverso questo sistema viene verificato nel dettaglio ogni tipo di rischio presente in un processo, ad esempio nelle varie fasi della produzione alimentare, per individuare le azioni correttive da intraprendere al fine di prevenire l’insorgenza di possibili pericoli e non conformità.

La normativa di sicurezza alimentare nel corso degli anni ha subito una serie di aggiornamenti ed evoluzioni anche a seguito di un maggior interesse ed attenzione nel campo alimentare.

Le recenti e principali gravi crisi nel settore alimentare quali:

  • BSE, sindrome della mucca pazza nel 1996
  • Diossina nei prosciutti e nel pollame negli anni 2000
  • Afta epizootica (2001)
  • Influenza Aviaria (2000-05)

hanno reso necessario un cambiamento a livello normativo.

In Europa la prima  normativa di riferimento per l’HACCP  è arrivata nei primi anni ‘90 con la Direttiva 1993/43/CEE, recepita in Italia con il Decreto Legislativo 155/1997, che ha reso l’HACCP obbligatorio per tutta la filiera alimentare.

Nell’anno 2000 è stato emanato il libro bianco sulla sicurezza alimentare.

Il Libro Bianco è un provvedimento comunitario redatto allo scopo di delineare l’insieme delle azioni necessarie a completare e attualizzare la legislazione dell’Unione Europea in materia, appunto, di alimentazione, di modo da garantirne la sicurezza.

Proseguendo con l’evoluzione normativa nel 2002 è stato emanato il Regolamento Comunitario Europeo numero 178 «Food Law».

La Finalità del Regolamento è stata quella di garantire la sicurezza ed un livello elevato a tutela della salute pubblica e degli interessi dei cittadini, tenuto conto in particolare della diversità dell’offerta compresi i prodotti tradizionali e il funzionamento del mercato interno.

Si applica

  • a tutte le fasi della produzione, trasformazione e distribuzione di alimenti e mangimi.

Non si applica:

  • Alla produzione primaria per uso domestico privato
  • Alla preparazione, manipolazione e conservazione domestica di alimenti destinati al consumo domestico privato

Ma arriviamo all’anno 2004 in cui diversi regolamenti comunitari hanno formato quello che comunemente viene definito “Il pacchetto igiene “.

I diversi regolamenti sono interconnessi gli uni agli altri:

  • Regolamento CE (Comunitario Europeo) numero 852 del 2004 sull’igiene dei prodotti alimentari e controlli in materia di sicurezza alimentare
  • Regolamento (CE) (Comunitario Europeo) numero 853 del 2004 su regole di igiene specifiche per alimenti di origine animale
  • Regolamento (CE) (Comunitario Europeo) numero 854 del 2004 su regole di organizzazione specifiche su controlli ufficiali di prodotti di origine animale destinati al consumo umano
  • Regolamento (CE) (Comunitario Europeo) numero 882 del 2004 su controlli ufficiali intesi a verificare la conformità alla normativa in materia di mangimi e di alimenti e alle norme specifiche sulla salute e sul benessere degli animali.

Come scacciare i piccioni da casa

I piccioni sono uccelli cittadini che si muovono tra noi con disinvoltura. Colorano le piazze, i tetti e i balconi, divertono i turisti e i bambini, che amano correre con loro, per poi vederli spiccare il volo. Purtroppo, però, sono volatili subdoli e opportunisti, che rappresentano un problema grave per la tua salute.

Portatori di microrganismi patogeni, i piccioni possono provocare epidemie disseminando ectoparassiti, come zecche molli e acari ematofagi, che si nutrono del loro sangue. Questi microrganismi possono insediarsi nelle abitazioni, dove i piccioni trovano riparo, e infestarle a caccia di sangue.

Come puoi evitare tutto questo? Ecco 3 soluzioni efficaci per allontanare i piccioni e vivere i tuoi spazi in serenità.

Come scacciare i piccioni: conoscerli per agire con efficacia

I piccioni urbani derivano dai piccioni domestici sfuggiti agli allevamenti. Alcuni li chiamano colombi, quando assumono una colorazione bianca, ma appartengono alla stessa famiglia.

Sono volatili pigri, che fanno molta attenzione a non disperdere inutili energie, dunque si limitano a soddisfare le loro istintive necessità primarie. L’ambiente cittadino offre spazi comodi e idonei alla loro nidificazione, oltre a numerose e ghiotte opportunità di sostentamento, che sanno cogliere con destrezza.

Tutti questi comfort aggiunti al riverbero del riscaldamento degli edifici nella stagione invernale, e alla costante illuminazione notturna, hanno contribuito ad allungare il periodo riproduttivo. Ecco perché i piccioni sono riusciti a sviluppare una proficua colonizzazione delle nostre città.

L’esplosione demografica dei piccioni è un problema sia sotto il profilo igienico-sanitario che di conservazione del patrimonio architettonico e artistico. Tuttavia, è possibile limitarne l’impatto, con 3 soluzioni efficaci di disinfestazione volatili.

Allontanare i piccioni con dissuasori elettrici

dissuasori elettrici sono un sistema efficace contro i volatili molesti. Esistono diversi modelli, che puoi alimentare sia con la corrente domestica che con piccoli pannelli solari. Sono formati da un elemento accumulatore, chiamato “binario”, che va fissato lungo la superficie da proteggere e collegato alla fonte di alimentazione.

L’impatto architettonico dei dissuasori elettrici è praticamente nullo e sono una soluzione pratica da installare e molto efficace. L’impulso elettrico avvertito dai piccioni è innocuo, ma sufficiente come avvertimento, per fargli capire che è una superficie da evitare in futuro.

Questi piccoli impianti elettrostatici, definiti come dissuasori elettrici per piccioni, sono una soluzione adatta a cornicioni e curve di gronda. Resistono alle condizioni atmosferiche e funzionano a basso consumo energetico.

Allontanare i volatili con dissuasori meccanici

dissuasori meccanici sono molto usati e si dividono in 3 categorie:

  • dissuasori a spilli
  • sistema a rete
  • dissuasori a filo

dissuasori a spilli sono, di solito, in acciaio inox, e puoi incollarli o fissarli con apposite viti sulle superfici da proteggere. Sono disponibili formati e modelli con caratteristiche specifiche in base all’applicazione. Servono per allontanare i piccioni da cornicioni, davanzali, capitelli e grondaie. Una soluzione innocua per i volatili che risulta particolarmente efficace.

Il sistema a rete ancorata è utile per proteggere gli spazi aperti, come cortili, interni e tetti, in cui potrebbero infilarsi e nidificare i piccioni. Le reti usate sono di acciaio o polipropilene e le diverse cromie disponibili sul mercato, ti permettono di adottare una soluzione definitiva e visivamente irrilevante.

Le reti metalliche trovano applicazione anche per proteggere le finestre dei solai o le fessure, come quelle dei comignoli di camini e stufe.

dissuasori a filo ostacolano la sosta dei volatili, perché sono posati in senso orizzontale sulla superficie e formano un piano di appoggio instabile per i piccioni. Utili per davanzali, cornicioni e grondaie, hanno un impatto visivo ancora meno impattante dei dissuasori a spillo e sono comunque efficaci ed economici.

Dissuasori olfattivi per allontanare i volatili

Tra le diverse soluzione studiate per capire come scacciare i piccioni che hanno scelto di convivere con te, ci sono dissuasori visivi e a ultrasuoni. Queste tecniche possono essere utili per un po’, ma le capacità di adattamento dei piccioni e i frastuoni della città, finiscono per renderle meno efficaci col passare del tempo.

dissuasori olfattivi possono rappresentare un’arma in più da integrare nel tuo arsenale di autodifesa. Prima di usarli è necessario pulire le superfici con molta cura e attenzione, per evitare contaminazioni, e poi potrai irrorarle con particolari spray, che rilasciano sostanze sgradevoli ai piccioni.

È una soluzione non definitiva, ma nell’attesa di consultare una ditta specializzata nella disinfestazione volatili, puoi allontanare i piccioni e preservare la salute della tua famiglia.

Come scacciare i piccioni: quali dissuasori scegliere?

Per allontanare i piccioni e tutelare la tua casa non è necessario ucciderli o ferirli. Come hai visto, esistono metodi economici ed etici per rispettare la vita dei piccioni. Proprio come previsto dalla legge n.986 del 27 dicembre 1972, che li definisce patrimonio dello stato.

Dunque, per tutelare il tuo immobile e le aree circostanti, hai a disposizione diverse soluzioni, che puoi scegliere in base al tipo di superficie da liberare. L’effetto combinato di più tipologie di dissuasori può rappresentare la strategia giusta per un risultato definitivo. Tuttavia, scegliere quali siano le più opportune e installarle correttamente è tutt’altro che semplice.

Sappiamo bene quali siano le dinamiche che possono presentarsi e le difficoltà che stai affrontando. Se vuoi avere la garanzia di un intervento risolutivo e scacciare i piccioni per sempre, contattaci subito e richiedi un preventivo gratuito

Disinfestazione blatte in casa

Scarafaggi, dove si nascondono in casa?

Uno degli insetti più temuti in casa è lo scarafaggio, nome comune con cui si indicano le blatte. Gli scarafaggi in casa dove si annidano? Saperlo è importante per prevenire l’infestazione e per individuarla in modo repentino.

A volte, quando si nota uno scarafaggio in casa, non ci si chiede immediatamente da dove sia venuto. Eppure è necessario capirlo per escludere o avvalorare l’ipotesi di blatte in casa.

La blatte, o scarafaggi, sono insetti repellenti e che, a causa dell’habitat preferito, come fogne o discariche, ma anche zone nascoste e “sudicie” della casa, come intercapedini, possono infettare l’ambiente con germi e batteri anche molto pericolosi. Avere le blatte in casa, in definitiva, è un problema sanitario.

Gli scarafaggi sono piuttosto resistenti, tanto che sono riusciti a sopravvivere ai vari mutamenti avvenuti nell’arco di trecento milioni di anni. Il loro corpo piatto, le zampe veloci e in grado di muoversi anche su superfici quasi lisce permettono loro di intrufolarsi ovunque, sfruttando minime fessure, anche ad altezze elevate. La loro velocità le rende difficili da individuare, anche perché, preferibilmente, escono dalla tana nelle ore notturne, quando è buio e non ci sono rumori.

Gli scarafaggi in casa: dove si annidano normalmente?

Gli scarafaggi prediligono alcune zone in base a delle caratteristiche comuni:

  • presenza di cibo
  • zone buie
  • zone calde

Ecco allora che le blatte si annidano dietro gli elettrodomestici in cucina, nelle intercapedini del bagno, nelle canaline elettriche e vicino ai termosifoni. Anche le cantine e i garage, se umidi, possono rappresentare un luogo idoneo.

Nei grandi complessi la via di accesso più comune sono gli scoli fognari o le aree di raccolta dell’immondizia.

Il cibo, soprattutto le farine e lo zucchero, rappresentano un forte richiamo per questi insetti. Pertanto potresti trovare nidi dietro gli armadietti che li contengono. Ovviamente, prediligeranno le zone buie e potresti accorgerti della loro presenza soltanto notando i loro escrementi.

Come eliminare gli scarafaggi?

Eliminare gli scarafaggi quando questi hanno colonizzato una parte della casa, fosse anche solo un mobile, richiede qualcosa di più che la disinfestazione fai da te con prodotti naturali o repellenti chimici commerciali.

La capacità di riprodursi velocemente e in grande numero consente alle blatte di consolidare e poi espandere il loro piccolo impero. Ciò significa che se qualche esemplare femmina ha deposto le uova non sarà sufficiente cercare di catturare ed eliminare gli esemplari, perché potrebbe essercene uno che sfugge e che trova altrove la sua tana.

Pertanto, quando si avvista più di uno scarafaggio o quando si ha il sospetto che ve ne sia più di uno, rivolgersi a una ditta specializzata è la cosa migliore, perché potrà individuare, grazie al posizionamento di esche e ad altri sistemi, la presenza di altri esemplari e distruggere il nido.

Disinfestare scarafaggi non è una passeggiata se ci si mette in testa di doverlo fare da soli, ma una ditta specializzata è in grado di eliminare il problema e di suggerire il da farsi per evitare o individuare per tempo, in base alla situazione, future reinfestazioni.

Le blatte sopravvivono da milioni di anni, pertanto ce ne saranno sempre in circolazione. La cosa importante è imparare a conoscerle e a preservare gli ambienti civili dalla loro presenza con una disinfestazione scarafaggi.

Nido di vespe da eliminare prima di essere invasi dalle vespe

Api selvatiche, dove nidifica il bombo?

Il bombo è la più grande e delicata specie di ape, ed è un esemplare definito il campione dell’impollinazione! Questo insetto può quindi rivelarsi importante per alcuni fiori che rappresentano tra l’altro una fonte per lui vitale. A tale proposito vediamo quali sono le sue caratteristiche, come e dove nidifica e se le sue punture sono pericolose.

Dove nidifica il bombo?

La maggior parte dei bombi nidificano sottoterra in buchi fatti da animali più grandi, mentre altri creano l’habitat ideale fuori terra ed in particolare in nidi di uccelli abbandonati, ciuffi d’erba o cavità come tronchi o spazi sotto le rocce. Nei giardini, il nido di bombi può anche essere realizzato in pile di compost o casette per gli uccelli non occupate. A questo punto dopo aver descritto com’è fatto il nido dei bombi, è altresì importante aggiungere che la maggior parte delle regine sverna in piccoli buchi sopra o appena sotto la superficie del terreno. Alla domanda cosa fare per evitare di danneggiare il giaciglio per i neonati, la risposta è piuttosto semplice in quanto non bisogna rastrellare, dissodare o falciare il giardino fino ad aprile o maggio. Se tuttavia una di queste operazioni è necessaria, allora è opportuno eseguirla con la lama del tosaerba impostata al massimo livello di sicurezza, ed inoltre è importante sottolineare che dovrebbero essere evitati sia gli insetticidi che gli erbicidi. In particolare, da bandire sono i pesticidi come i neonicotinoidi che vengono assorbiti dai sistemi vascolari delle piante. Ciò significa che le api e altri impollinatori sono esposti al veleno molto tempo dopo che un prodotto è stato applicato quando si nutrono del nettare e del polline delle piante stesse.

Quando nidifica il bombo?

In autunno una regina si accoppierà e poi conserverà lo sperma del maschio dentro di lei in una camera speciale durante l’inverno. Quando si sveglia in primavera, cercherà poi un posto sufficiente per iniziare la sua covata in un’area asciutta e ben riparata e che abbia un po’ d’ombra, in modo che la temperatura della colonia possa essere regolata. La regina coverà quindi le proprie uova a seconda delle esigenze (le uova fecondate diventano lavoratrici e quelle senza diventano maschi), e le deporrà nelle celle dove le nutrirà con nettare e polline. A questo punto dopo aver scoperto quando nidifica il bombo, va altresì aggiunto che spesso il giaciglio assomiglia a mucchi di detriti poiché sono rivestiti con materiali vari come foglie, pelliccia di animali o residui di parti dell’isolamento delle abitazioni. Le colonie di bombi tra l’altro oscillano tra i 50 e i 400 membri quindi si tratta di un numero di gran lunga inferiore alle api e che in genere supera le 50.000 unità, ed è quindi per questo motivo che i nidi non sono così estesi.

Le caratteristiche morfologiche dei bombi

I bombi primitivamente sono importanti impollinatori e modelli affascinanti per lo studio della plasticità, dello sviluppo e della variazione adattativa. I bombi presentano inoltre una livrea con peli e strisce di colore giallo (a volte anche della tonalità arancione) e nero, con quest’ultimo che a volte ricopre l’intero corpo. I bombi rappresentano tra l’altro una sorta di casta sociale che si impegnano nella divisione del lavoro tra regine e operai. Gli esemplari possono differire notevolmente nella dimensione del corpo, con le regine che sono sostanzialmente e discretamente più grandi delle lavoratrici che invece mostrano una notevole plasticità, inclusa una variazione di taglia. La dimensione individuale e la relativa funzione sociale sono influenzate durante lo sviluppo a vari fattori ambientali come ad esempio nutrizione, temperatura e feromoni. Le nuove tecnologie genetiche consentono sempre più di analizzare a fondo questi elementi, allo scopo di scoprire i meccanismi alla base di una varietà di tratti evolutivamente interessanti come quelli relativi alla differenziazione di casta, metodo di foraggiamento e comportamento sociale, termoregolazione, diapausa, colorazione e morfologie rilevanti per l’impollinazione.

Il bombo è pericoloso?

Per quanto riguarda le principali caratteristiche del bombo, in primo luogo va detto che nella maggior parte delle persone una puntura di calabrone causerà solo gonfiore locale, ma in alcuni casi può anche comportare una reazione allergica. In secondo luogo va invece sottolineato che questo esemplare di insetto impollinatore è infatti in possesso di un veleno simile a quello di vespe e api, e contiene alcune sostanze che hanno un effetto diretto sui vasi sanguigni della pelle. La maggior parte delle persone ha tuttavia una leggera reazione locale con gonfiore doloroso, arrossamento e prurito intorno al punto della puntura. A volte, il gonfiore è davvero pronunciato, specialmente sulle parti del corpo con pelle più sciolta come ad esempio le palpebre. Normalmente, le reazioni locali scompaiono rapidamente, ma in alcuni casi possono durare anche un paio di giorni. Una puntura in bocca o in gola può essere invece pericolosa a causa del rischio di soffocamento causato proprio dal gonfiore.

Come allontanare i bombi?

Alla domanda se il bombo punge, la risposta è breve ed esaustiva; infatti, a meno che non si abbia un’allergia alle punture di api e fintanto che non si attacchi il suo nodo, il bombo possiamo definirlo innocuo per l’uomo, anzi è un affascinante esemplare visitatore del giardino e persino vitale per la sopravvivenza di molte specie di piante. Se tuttavia si intende conoscere come allontanare i bombi, allora è importante sapere che ci sono dei rimedi naturali oppure si può contattare un centro specializzato nella disinfestazione dei bombi, che nello specifico ricorre all’uso di strumenti e sostanze chimiche molto efficaci e a bassissimo impatto ambientale. In riferimento ai primi, va detto che quasi tutti gli insetti odiano la menta piperita e la cannella. Se combinati, i due prodotti possono creare quindi un potente spray repellente che manterrà questi insetti ronzanti fuori dal giardino. Aggiungendo quindi qualche goccia di olio essenziale e di menta piperita a quello di cannella (o in polvere) basta agitare il composto per renderlo omogeneo, e per poi spruzzarlo su più piante del giardino ma non direttamente sui bombi poiché potrebbero attaccare sentendosi minacciati. Per quanto riguarda invece la seconda opzione d’intervento per allontanare i bombi, va detto che a volte ci possono essere momenti in cui è necessario utilizzare misure per controllare questi insetti, ossia proattive e preventive o anche l’uso di insetticidi come ultima risorsa. Alcune misure di prevenzione e controllo che funzionano molto bene, includono un piano di ispezione e gestione preparato dal professionista della disinfestazione che poi successivamente avrà l’attrezzatura di sicurezza e controllo adeguata a svolgere il lavoro in modo efficiente e definitivo. Le formulazioni di polvere ad esempio vengono applicate all’ingresso del nido e in genere funzionano meglio. Nello specifico il suddetto esperto della ditta specializzata nella disinfestazione sigilla l’apertura del nido in modo che nessun bombo possa entrarvi o uscirne, e quindi si creano le condizioni ideali per evitare che si possa generare una nuova colonia.

Disinfestazione blatte in casa

Deblattizzazione in condominio, quando farla?

Con l’arrivo delle belle giornate primaverili, le temperature si fanno più miti, e molte tipologie di insetti tornano a infestare condomini e appartamenti, senza fare molte distinzioni. Agire per tempo, con le idee chiare, è indispensabile per salvaguardare la salubrità degli spazi condominiali e vivere la bella stagione con serenità.

Ecco le linee guida essenziali, affinché l’obbligatorietà della disinfestazione sia una best practis condominiale di buon senso, per la salute e l’igiene dei condomini.

Obbligo disinfestazione condominio: l’amministratore deve garantire la salubrità degli spazi comuni

La disinfestazione condominiale è obbligatoria e rientra nelle operazioni considerate di manutenzione ordinaria.

Il riferimento normativo è dato dalla Legge L. 25 gennaio 1994 n. 82 (G.U. n. 27 del 3 febbraio 1994) che disciplina le attività di pulizia, disinfestazione, derattizzazione e sanificazione. Spetta agli amministratori di condominio, come responsabili delle attività di manutenzione ordinaria, l’obbligo di adempiere a tutte le attività necessarie a garantire ai condomini un ambiente salubre. Dunque, deve:

  • programmare in anticipo il servizio annuale di disinfestazione condominiale;
  • intervenire tempestivamente nei casi di eventi straordinari, per limitare la diffusione dell’infestazione;
  • affidare la disinfestazione insetti, deblattizzazione e derattizzazione a ditte specializzate e certificate;
  • supervisionare l’operato dell’azienda di disinfestazione;
  • tutelare gli interessi dei condomini, preservandoli da eventuali sanzioni.

L’amministratore è tenuto per legge ad adempiere a questi obblighi. Deve assicurarsi che la disinfestazione garantisca ambienti comuni sanificati in modo efficace.

Consigli pratici per la sanificazione in condominio

La sanificazione delle aree condominiali richiede particolare attenzione. Poiché sono molti i fattori che possono alimentare l’infestazione da parte di insetti e animali nocivi, prevenire è sempre una buona idea. In particolare, per le zone che possono favorire il proliferare di ratti, blatte e zanzare, come garage, cantine, giardini condominiali e fosse biologiche autonome.

Anche la prevenzione è un compito che l’amministratore deve svolgere per innescare un comportamento virtuoso nei condomini. Il rispetto di regole condivise, per tutelare le attività di pulizia degli ambienti comuni, è una buona abitudine da instaurare.

Per esempio, in presenza di aree verdi comuni è utile stabilire un calendario d’interventi di controllo. Un monitoraggio attento permette di evitare la presenza di rifiuti organici abbandonati. Inoltre, la cura del verde consente di evitare la presenza di fiori o piante in deperimento, che lasciate marcire attirano insetti e animali infestanti.

Infine, una corretta gestione della raccolta differenziata dei rifiuti e la dovuta attenzione alla pulizia delle fosse biologiche, se presenti, sono tutte attività che riducono il rischio di infestazione.

Se l’amministratore di condominio è tenuto per legge ad assicurarsi che le attività di manutenzione ordinaria siano programmate e messe in atto, per la disinfestazione condominiale obbligatoriachi paga?

Disinfestazione obbligatoria condominio: chi paga

L’obbligo disinfestazione condominio richiama l’amministratore e i condomini ad agire nel rispetto della legge. Infatti, la disinfestazione condominio rientra nelle attività di manutenzione ordinaria e dovrà essere approvata dall’assemblea dei condomini. Proprio come tutte le altre spese che riguardano le parti comuni.

Sarà l’amministratore di condominio ad occuparsi di richiedere le offerte alle aziende specializzate in disinfestazione e a farsi carico della ripartizione delle spese riportate nel bilancio di fine anno.

Tuttavia, la disinfestazione può rientrare nei casi di manutenzione straordinaria quando si manifesta il sospetto di un’infestazione pericolosa in atto.

L’amministratore ha la responsabilità di garantire la salubrità degli ambienti comuni del condomino. Quindi, può procedere alla richiesta di disinfestazione anche se non discussa in assemblea. Naturalmente è tenuto ad avvisare i condomini per tempo.

Nel caso non sia presente un fondo cassa, per coprire le spese di disinfestazione, l’amministratore può anticipare la somma e rendicontarla alla fine dell’anno.

Infine, dunque, per la disinfestazione obbligatoria di condomino, chi paga?

La spesa per la disinfestazione deve essere divisa tra tutti i condomini in base ai millesimi di proprietà, anche se solo affittuari, in quanto sono loro a beneficiarne.

Il costo varia a seconda del tipo di trattamento necessario e alla complessità del singolo caso. Quindi, è impossibile dirti ora a quanto possa ammontare.

Nido di vespe da eliminare prima di essere invasi dalle vespe

Come riconoscere un nido di vespe

Identificare un nido di vespe significa distinguerlo da un nido di api. E’ una distinzione fondamentale in quanto il primo va distrutto appena possibile, mentre, di fronte al secondo bisognerà contattare l’apicoltore più vicino, che recuperati tutti i componenti della colonia li trasferirà presso un’ arnia di allevamento preservando il contenuto del fuco.

Le api infatti, al contrario delle vespe costituiscono un patrimonio per l’ecosistema, provvedono all’impollinazione di fiori e frutti, e in più, forniscono sostanze benefiche quali il miele, la cera, la pappa reale e la propoli, con quest’ultima vengono chiusi i fori dell’alveare ed è un antisettico naturale dall’elevato potere cicatrizzante. Lo stesso veleno delle api viene considerato terapeutico per i reumatismi e i dolori articolari e fin dall’antichità molte malattie venivano curate con i prodotti dell’alveare.

Un’ulteriore differenza tra le vespe e le api riguarda la puntura. Le api possono pungere una volta sola nella vita, a causa della forma seghettata del pungiglione che rimane conficcato nella cute. L’ape, nel tentativo di liberarsi, si lacera e tessuti e muore poco dopo. Le api non sono insetti aggressivi e pungono se si sentono in pericolo, il loro veleno serve a difendere l’alveare dalle intrusioni. La vespa invece, a seconda della specie, ha gradi anche elevati di aggressività, il veleno serve ad immobilizzare gli insetti di cui si ciba per poterli catturare. Con il suo pungiglione liscio può pungere ripetutamente anche in breve tempo. I veleni dei due insetti hanno composizioni analoghe e possono provocare reazioni allergiche modeste o molto importanti.

Veleni diversi

L’istamina è la sostanza più comune nel veleno di ambedue gli insetti, provoca dolore, prurito, e dilatazione dei capillari sanguigni con rigonfiamento della zona interessata. Tuttavia, il veleno della vespa contiene anche degli enzimi che ne rafforzano la tossicità. La reazione antistaminica può essere violenta, e nei soggetti allergici portare allo shock anafilattico con conseguenze anche gravi. Il veleno in sé non è letale, sarebbero necessarie, per un individuo adulto e non allergico, migliaia di punture per provocarne la morte. Ciononostante una puntura al collo può provocare un edema della laringe e problemi respiratori per la tumefazione delle vie aeree superiori. In più l’odore del veleno agisce da ferormone e può provocare l’aggressione di altre vespe nelle vicinanze.

La famiglia delle vespe

Le vespe appartengono all’ordine degli Imenotteri, alla famiglia delle Vespidae e alla superfamiglia Vespoidea. Distinguere morfologicamente l’ape, che appartiene invece alla famiglia delle Apidae, rappresenta già un indizio per capire se si ha davanti un nido di vespe. La mandibola dell’ape, che non ha bisogno di fare grande uso dell’apparto masticatore è molto più ridotta di quello della vespa, che, viceversa ha ridotta la ligula, che serve all’ape per succhiare il nettare. Le spazzole presenti sul terzo paio di zampe dell’ape, le servono a raccogliere il polline e trasportarlo anche per lunghe distanze, sono completamente assenti nelle vespe. Queste non si cimenteranno mai nella classica danza ad 8 rovesciato o in circolo che serve alle api da richiamo alle sorelle operaie.

In Italia sono presenti più generi di vespe: la vespa europea, o “calabrone” (Vespa crabro Linneaus), e la sottospecie “vespa cabro germana”, presente su tutto il territorio; la “vespa orientale” (Vespa Orientalis Linneaus) presente al sud e in Sicilia; la “vespa asiatica” (Vespa Velutina Lepeletier) nella sottospecie “vespa velutina Nigrithorax du Buysson”, la Polistes Dominula(Linnaeus), riconoscibile per le “guance” gialle e la Polistes Gallicus (Linnaeus,) segnalata in Liguria, in Piemonte e nelle Marche. Tutte hanno le caratteristiche striature gialle, più o meno tendenti al bruno, che condividono con l’ape.

La ricerca dei nidi

Le vespe di solito costruiscono il nido sotto il terreno o sotto la sabbia. Questi nidi non sono facili da individuare ma è urgente quando si trovano in un giardino o in un orto, dove le vespe rovinano i frutti di cui sono ghiotte. L’ingresso del nido può essere segnalato da un piccolo cumulo di terra al di sotto del quale si sviluppano le celle, o dalla presenza dei maschi che difendono l’area intorno al nido. Le vespe del genere Polistes (Polistinae), sono chiamate vespe cartolaie perchè impastano saliva e legno producendo un materiale simile al cartone. I nidi così ottenuti si trovano nella cavità dei tronchi o tra le rocce, ma anche a bordo piscina, dietro i pensili della cucina o nei cassoni delle tapparelle, nei luoghi strani ma di facile accesso. Questi nidi sono più piccoli degli alveari, misurano all’incirca 10-20 centimetri e contengono da 150 a 200 celle, tutte visibili.

Per riuscire ad individuare i nidi delle vespe è sempre utile osservare gli insetti, alla fine vi fanno sempre ritorno soprattutto se hanno appena recuperato del materiale utile per la costruzione. Il momento migliore per intervenire è la notte, quando tutte le vespe sono all’interno, eliminando la regina non ci sarà pericolo che nello stesso anno si formi un nuovo

Covid 19, come sanificare un negozio

In ragione della necessità di contenere la diffusione del contagio da coronavirus e permettere alle attività di riaprire, il Ministero della Salute in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato una serie norme da rispettare per gestire la sanificazione degli ambienti aperti al pubblico. In pratica, per l’apertura del negozio c’è l’obbligo sanificazione con una procedura che, per essere efficace, richiede l’intervento di una ditta specializzata.


Come si effettua la sanificazione di un negozio

Il Governo Italiano per ovviare ad ulteriori problematiche legate allo stato di salute dell’economia nostrana, ha permesso di riaprire le attività a patto di soddisfare alcune norme relative alla sanificazione degli ambienti. Ma come avviene la sanificazione di un negozio?

In primo luogo è bene sottolineare come la sanificazione sia un’operazione ben differente dalla pulizia. In particolare, la pulizia prevede l’eliminazione di quello che viene definito lo sporco visibile attraverso un lavaggio con detergenti di diverso genere. Invece l’intervento di sanificazione è un’operazione successiva a quella di pulizia e prevede la disinfezione di tutte le superfici con l’obiettivo di ridurre al minimo la carica di microorganismi. La sanificazione non è una novità introdotta in questo periodo in virtù del contrasto al contagio da coronavirus, bensì un intervento che andava eseguito già in precedenza e che permetteva di eliminare dalle superfici agenti patogeni di vario genere che molto spesso sono causa di malanni di stagione oltre che di patologie differenti. Il consiglio è dunque quello di affidarsi a ditte specializzate nella disinfestazione le quali, a seconda delle superfici presenti nel negozio, potranno prendere in considerazione le opzioni ottimali.


In cosa consiste la sanificazione di un negozio?

La procedura di sanificazione di un negozio ha come principale obiettivo quello di eliminare la presenza di agenti patogeni su tutte le superfici che vengono maggiormente toccate dalle persone come nel caso delle maniglie, banconi, porte, finestre, scaffali e tanto altro. Il Ministero della Salute raccomanda di soddisfare le norme per la santificazione dei negozi e nello specifico di utilizzare l’ipoclorito di sodio diluito al 1%. Si tratta di una sostanza che molto spesso viene utilizzata anche in casa e che è nota anche con il termine di candeggina. Tuttavia non sempre è possibile utilizzare questo genere di approccio in quanto ci sono alcune superfici che possono essere irrimediabilmente danneggiate.

In alternativa si può prevedere invece l’utilizzo di etanolo conosciuto in gergo anche come alcool etilico con una concentrazione al 70%. Seppur possa apparire come un’operazione piuttosto semplice e comune, la sanificazione richiede una serie di misure di sicurezza per preservare la salute delle persone che normalmente frequentano un determinato ambiente. Prima che venga effettuato l’intervento di sanificazione è necessario spegnere l’eventuale impianto di antincendio e soprattutto coprire con tessuti impermeabili i quadri elettrici e dispositivi meccanici che sono particolarmente sensibili all’umidità. Inoltre al termine della sanificazione, per poter rientrare ed utilizzare una stanza oppure un intero locale, è necessario attendere almeno un paio di ore ed assicurarsi che tutte le superfici trattate siano ben areate.


Sanificazione negozi covid 19: quando eseguire l’intervento

Un recente studio effettuato dalle organizzazioni scientifiche italiane ed internazionali, ha dimostrato che la carica virale dei coronavirus (SARS e Covid) può resistere per molto tempo su diverse tipologie di superfici. Nello specifico il virus può sopravvivere in condizioni ottimali di umidità e di temperatura anche fino a 9 giorni. Questo è il punto di partenza dal quale gli organi governativi hanno deciso di imporre ai negozi che intendono riaprire la propria attività, la sanificazione di tutte le superfici.

Tuttavia non è sufficiente eseguire un solo intervento prima della riapertura bensì prevedere periodicamente la sanificazione in maniera tale da avere sempre ambienti salubri. Per quanto riguarda la periodicità degli interventi il ministero non ha evidenziato tempistiche definite anche se le aziende che operano nel settore e che dunque sono specializzate, raccomandano un intervento almeno ogni 15 giorni. Questo è dovuto al fatto che all’interno di un negozio possano entrare persone asintomatiche con una carica virale in grado comunque di contagiare altre persone anche attraverso le superfici toccate. Tra l’altro gli interventi possono essere anche ammortizzati da un punto di vista economico grazie ad un’apposita norma che il governo ha avuto inserire nel decreto Cura Italia. In particolare per l’anno d’imposta 2020 è previsto un credito d’imposta nella misura del 50% delle spese sostenute per la sanificazione di ambienti e di strumenti di lavoro.

A proposito di strumenti di lavoro, la sanificazione può essere effettuata anche su capi di abbigliamento indossati e soprattutto su biancheria usata ad esempio in un albergo, in un pub, un ristorante e quant’altro. In questo caso la sanificazione dovrà essere effettuata con un lavaggio con sapone ed acqua calda almeno a 90 gradi centigradi. Questo genere di intervento non sempre è possibile in quanto non tutti i tessuti sono in grado di sopportare una lavaggio a 90 gradi senza presentare danni rilevanti. In questi casi si può procedere in maniera alternativa aggiungendo candeggina o altri prodotti a base di ipoclorito di sodio. Con l’uso della candeggina ovviamente il lavaggio può essere eseguito a temperature minore preservando così la bellezza estetica di un capo di abbigliamento.


Perché rivolgersi ad una ditta specializzata per la sanificazione di un negozio

Una attività, come potrebbe essere un negozio di capi di abbigliamento, per poter riaprire e quindi offrire i propri servizi e prodotti al pubblico deve soddisfare una serie di norme per contrastare il contagio da coronavirus. Una situazione piuttosto delicata che deve essere gestita in maniera funzionale per consentire all’Italia di uscire fuori definitivamente da un periodo particolarmente difficile.

Rivolgendosi ad una ditta specializzata per eseguire l’intervento di sanificazione di un negozio, si ha la certezza che tutte le superfici vengano trattate con prodotti adatti, in grado di eliminare quasi al 100% la possibile presenza di cariche virali e comunque di agenti patogeni. Inoltre le agenzie specializzate oltre ad essere riconosciute a livello normativo, permettono anche di accedere al credito d’imposta che per l’anno 2020 è stato fissato al 50% per tutti i costi dovuti per gli interventi di sanificazione di ambienti di lavoro. Insomma rivolgersi ad un’agenzia specializzata per effettuare la sanificazione di un ambiente oltre che essere conveniente dal punto di vista economico in quanto c’è la possibilità di scaricare parte dei costi, lo è anche dal punto di vista del risultato finale che certamente sarà impeccabile.

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Disinfestazione e disinfezione, quali sono le differenze

I vocaboli derattizzazione, disinfezione e disinfestazione vengono spesso confusi e si pensa siano diversi modi di dire per indicare la medesima cosa, in realtà si riferiscono a differenti operazioni per eliminare microrganismi o piccoli animali dalle abitazioni. In particolare, i termini derattizzazione, disinfezione e disinfestazione vengono definiti precisamente dall’art. 1 del Decreto Ministeriale n° 274/1997; la normativa indica quali siano le singole operazioni da eseguire e a cosa servono. E’ importante sottolineare che ogni procedimento atto a eliminare dagli ambienti qualsiasi piccolo animale o microrganismo deve essere effettuato esclusivamente da ditte specializzate in disinfestazioni, che possiedono determinati requisiti tecnici e organizzativi. Le attività di disinfestazione, disinfezione e derattizzazione sono disciplinate per legge, visti i particolari rischi sanitari per la salute dei cittadino e per l’ambiente. Il Ministero della Salute inoltre stabilisce delle linee guida per eseguire ogni specifico lavoro di derattizzazione, disinfezione e disinfestazione.

Disinfestazione: cos’è e cosa significa?

La disinfestazione indica tutte quelle operazioni volte all’eliminazione di piccoli parassiti come artropodi, muridi e malerbe, degli insetti che possono essere portatori di batteri o virus e che possono annidarsi in ogni angolo della casa. Prima di procedere con la disinfestazione è opportuno effettuare una valutazione preliminare del problema, per stabilire se è necessario un intervento mirato all’eliminazione di una singola specie di insetto o se è opportuno procedere con una disinfestazione multipla. L’intervento di disinfestazione può essere eseguito utilizzando diversi procedimenti considerati più o meno aggressivi. Se gli ambienti non necessitano di un intervento troppo invasivo si possono usare dei prodotti antiparassitari atossici o dei presidi medico chirurgici denominati biocidi. Questi specifici prodotti si suddividono in diverse categorie che vengono classificati in base alla modalità e alla durata dell’azione antiparassitaria. Per eliminare artropodi, muridi e malerbe, le ditte specializzate nebulizzano negli ambienti i biocidi nei punti in cui si annidano gli insetti, infatti questi prodotti sono in grado di attrarre ogni piccolo parassita e di soffocarlo, sanificando ogni stanza dell’abitazione in poche ore.

Disinfezione: cos’è e a cosa serve?

La disinfezione, a differenza della disinfestazione, non mira alla distruzione dei parassiti ma all’eliminazione di microorganismi patogeni come batteri, spore, funghi o virus. La disinfezione viene eseguita tramite strumenti chimici, fisici e meccanici, è un’operazione molto delicata ed è un procedimento che viene usato anche per depurare le acque. La disinfezione viene effettuata sia con mezzi naturali che con prodotti chimico-fisici, nel primo caso i microrganismi patogeni vengono eliminati tramite essiccamento, alte temperature, radiazioni solari e diluizione nell’acqua, ma si tratta di metodi casalinghi che servono soprattutto per eliminare i batteri dagli alimenti. Per debellare e eliminare virus, batteri e spore in determinati ambienti (ospedali, ambulatori, luoghi pubblici) i utilizzano solitamente metodi chimico-fisici: radiazioni UV artificiali, calore secco, pastorizzazione, basse temperature, filtrazione asettica e agenti disinfettanti come ozono, formaldeide, ipoclorito di sodio e di litio, ecc. Anche nel settore agricolo viene spesso utilizzata la disinfezione operata con l’ausilio di un apposito macchinario, il disinfettatore. Il termine disinfezione viene spesso assimilato alla procedura di sterilizzazione, che invece viene eseguita esclusivamente sui dispositivi medici.

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