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Nido di vespe da eliminare prima di essere invasi dalle vespe

Come riconoscere un nido di vespe

Identificare un nido di vespe significa distinguerlo da un nido di api. E’ una distinzione fondamentale in quanto il primo va distrutto appena possibile, mentre, di fronte al secondo bisognerà contattare l’apicoltore più vicino, che recuperati tutti i componenti della colonia li trasferirà presso un’ arnia di allevamento preservando il contenuto del fuco.

Le api infatti, al contrario delle vespe costituiscono un patrimonio per l’ecosistema, provvedono all’impollinazione di fiori e frutti, e in più, forniscono sostanze benefiche quali il miele, la cera, la pappa reale e la propoli, con quest’ultima vengono chiusi i fori dell’alveare ed è un antisettico naturale dall’elevato potere cicatrizzante. Lo stesso veleno delle api viene considerato terapeutico per i reumatismi e i dolori articolari e fin dall’antichità molte malattie venivano curate con i prodotti dell’alveare.

Un’ulteriore differenza tra le vespe e le api riguarda la puntura. Le api possono pungere una volta sola nella vita, a causa della forma seghettata del pungiglione che rimane conficcato nella cute. L’ape, nel tentativo di liberarsi, si lacera e tessuti e muore poco dopo. Le api non sono insetti aggressivi e pungono se si sentono in pericolo, il loro veleno serve a difendere l’alveare dalle intrusioni. La vespa invece, a seconda della specie, ha gradi anche elevati di aggressività, il veleno serve ad immobilizzare gli insetti di cui si ciba per poterli catturare. Con il suo pungiglione liscio può pungere ripetutamente anche in breve tempo. I veleni dei due insetti hanno composizioni analoghe e possono provocare reazioni allergiche modeste o molto importanti.

Veleni diversi

L’istamina è la sostanza più comune nel veleno di ambedue gli insetti, provoca dolore, prurito, e dilatazione dei capillari sanguigni con rigonfiamento della zona interessata. Tuttavia, il veleno della vespa contiene anche degli enzimi che ne rafforzano la tossicità. La reazione antistaminica può essere violenta, e nei soggetti allergici portare allo shock anafilattico con conseguenze anche gravi. Il veleno in sé non è letale, sarebbero necessarie, per un individuo adulto e non allergico, migliaia di punture per provocarne la morte. Ciononostante una puntura al collo può provocare un edema della laringe e problemi respiratori per la tumefazione delle vie aeree superiori. In più l’odore del veleno agisce da ferormone e può provocare l’aggressione di altre vespe nelle vicinanze.

La famiglia delle vespe

Le vespe appartengono all’ordine degli Imenotteri, alla famiglia delle Vespidae e alla superfamiglia Vespoidea. Distinguere morfologicamente l’ape, che appartiene invece alla famiglia delle Apidae, rappresenta già un indizio per capire se si ha davanti un nido di vespe. La mandibola dell’ape, che non ha bisogno di fare grande uso dell’apparto masticatore è molto più ridotta di quello della vespa, che, viceversa ha ridotta la ligula, che serve all’ape per succhiare il nettare. Le spazzole presenti sul terzo paio di zampe dell’ape, le servono a raccogliere il polline e trasportarlo anche per lunghe distanze, sono completamente assenti nelle vespe. Queste non si cimenteranno mai nella classica danza ad 8 rovesciato o in circolo che serve alle api da richiamo alle sorelle operaie.

In Italia sono presenti più generi di vespe: la vespa europea, o “calabrone” (Vespa crabro Linneaus), e la sottospecie “vespa cabro germana”, presente su tutto il territorio; la “vespa orientale” (Vespa Orientalis Linneaus) presente al sud e in Sicilia; la “vespa asiatica” (Vespa Velutina Lepeletier) nella sottospecie “vespa velutina Nigrithorax du Buysson”, la Polistes Dominula(Linnaeus), riconoscibile per le “guance” gialle e la Polistes Gallicus (Linnaeus,) segnalata in Liguria, in Piemonte e nelle Marche. Tutte hanno le caratteristiche striature gialle, più o meno tendenti al bruno, che condividono con l’ape.

La ricerca dei nidi

Le vespe di solito costruiscono il nido sotto il terreno o sotto la sabbia. Questi nidi non sono facili da individuare ma è urgente quando si trovano in un giardino o in un orto, dove le vespe rovinano i frutti di cui sono ghiotte. L’ingresso del nido può essere segnalato da un piccolo cumulo di terra al di sotto del quale si sviluppano le celle, o dalla presenza dei maschi che difendono l’area intorno al nido. Le vespe del genere Polistes (Polistinae), sono chiamate vespe cartolaie perchè impastano saliva e legno producendo un materiale simile al cartone. I nidi così ottenuti si trovano nella cavità dei tronchi o tra le rocce, ma anche a bordo piscina, dietro i pensili della cucina o nei cassoni delle tapparelle, nei luoghi strani ma di facile accesso. Questi nidi sono più piccoli degli alveari, misurano all’incirca 10-20 centimetri e contengono da 150 a 200 celle, tutte visibili.

Per riuscire ad individuare i nidi delle vespe è sempre utile osservare gli insetti, alla fine vi fanno sempre ritorno soprattutto se hanno appena recuperato del materiale utile per la costruzione. Il momento migliore per intervenire è la notte, quando tutte le vespe sono all’interno, eliminando la regina non ci sarà pericolo che nello stesso anno si formi un nuovo

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Disinfestazione e disinfezione, quali sono le differenze

I vocaboli derattizzazione, disinfezione e disinfestazione vengono spesso confusi e si pensa siano diversi modi di dire per indicare la medesima cosa, in realtà si riferiscono a differenti operazioni per eliminare microrganismi o piccoli animali dalle abitazioni. In particolare, i termini derattizzazione, disinfezione e disinfestazione vengono definiti precisamente dall’art. 1 del Decreto Ministeriale n° 274/1997; la normativa indica quali siano le singole operazioni da eseguire e a cosa servono. E’ importante sottolineare che ogni procedimento atto a eliminare dagli ambienti qualsiasi piccolo animale o microrganismo deve essere effettuato esclusivamente da ditte specializzate in disinfestazioni, che possiedono determinati requisiti tecnici e organizzativi. Le attività di disinfestazione, disinfezione e derattizzazione sono disciplinate per legge, visti i particolari rischi sanitari per la salute dei cittadino e per l’ambiente. Il Ministero della Salute inoltre stabilisce delle linee guida per eseguire ogni specifico lavoro di derattizzazione, disinfezione e disinfestazione.

Disinfestazione: cos’è e cosa significa?

La disinfestazione indica tutte quelle operazioni volte all’eliminazione di piccoli parassiti come artropodi, muridi e malerbe, degli insetti che possono essere portatori di batteri o virus e che possono annidarsi in ogni angolo della casa. Prima di procedere con la disinfestazione è opportuno effettuare una valutazione preliminare del problema, per stabilire se è necessario un intervento mirato all’eliminazione di una singola specie di insetto o se è opportuno procedere con una disinfestazione multipla. L’intervento di disinfestazione può essere eseguito utilizzando diversi procedimenti considerati più o meno aggressivi. Se gli ambienti non necessitano di un intervento troppo invasivo si possono usare dei prodotti antiparassitari atossici o dei presidi medico chirurgici denominati biocidi. Questi specifici prodotti si suddividono in diverse categorie che vengono classificati in base alla modalità e alla durata dell’azione antiparassitaria. Per eliminare artropodi, muridi e malerbe, le ditte specializzate nebulizzano negli ambienti i biocidi nei punti in cui si annidano gli insetti, infatti questi prodotti sono in grado di attrarre ogni piccolo parassita e di soffocarlo, sanificando ogni stanza dell’abitazione in poche ore.

Disinfezione: cos’è e a cosa serve?

La disinfezione, a differenza della disinfestazione, non mira alla distruzione dei parassiti ma all’eliminazione di microorganismi patogeni come batteri, spore, funghi o virus. La disinfezione viene eseguita tramite strumenti chimici, fisici e meccanici, è un’operazione molto delicata ed è un procedimento che viene usato anche per depurare le acque. La disinfezione viene effettuata sia con mezzi naturali che con prodotti chimico-fisici, nel primo caso i microrganismi patogeni vengono eliminati tramite essiccamento, alte temperature, radiazioni solari e diluizione nell’acqua, ma si tratta di metodi casalinghi che servono soprattutto per eliminare i batteri dagli alimenti. Per debellare e eliminare virus, batteri e spore in determinati ambienti (ospedali, ambulatori, luoghi pubblici) i utilizzano solitamente metodi chimico-fisici: radiazioni UV artificiali, calore secco, pastorizzazione, basse temperature, filtrazione asettica e agenti disinfettanti come ozono, formaldeide, ipoclorito di sodio e di litio, ecc. Anche nel settore agricolo viene spesso utilizzata la disinfezione operata con l’ausilio di un apposito macchinario, il disinfettatore. Il termine disinfezione viene spesso assimilato alla procedura di sterilizzazione, che invece viene eseguita esclusivamente sui dispositivi medici.

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Conviene fare la disinfestazione fai da te?

Attrezzarsi opportunamente e provvedere alla disinfestazione del proprio giardino da soli rappresenta, per molti, un’operazione assai appetibile, soprattutto di questi tempi, vista la crisi che imperversa senza pietà sul nostro intero paese.
Ma quali rischi cela, in questo caso, la formula del fai da te che impazza oggi tra le fila della popolazione alle prese con consigli e suggerimenti rinvenuti, a volte in maniera precipitosa e poco oculata, sul web?
Affidarsi ad una ditta di disinfestazione specializzata rappresenta la soluzione per molti versi più ragionevole. Giova comunque effettuare un’analisi obiettiva dei pro e dei contro dell’una e dell’altra possibilità.

Disinfestazione fai da te

Vista la difficoltà a comprendere oggettivamente che tipo di infestanti assediano il nostro giardino, al fine di mettere in atto una seria opera di disinfestazione assumiamo, con i primi caldi, che ci siano zanzare tigre affamatissime pronte a massacrarci di giorno e, soprattutto, di notte.
Chi sceglie la soluzione del fai da te dovrà, di certo, ritagliarsi un’oretta di tempo per effettuare un’annosa operazione consistente nell’ispezionare il proprio giardino e, ad intuito, valutare quali siano le zone più critiche. Compiuta questa operazione, più semplice a dirsi che a farsi, si dovrà poi provvedere a disseminare quanto necessario per debellare la presenza di infestanti.
Nel caso trattasi di zanzare, lo strumento più preciso e meno “massivo” per eseguire la disinfestazione è rappresentato da una pompa zaino che può essere manuale, elettrica o a motore a seconda del proprio budget a disposizione e della superficie destinata ad essere irrorata.
Questa operazione deve tenere conto delle condizioni atmosferiche, della possibilità di diffondere una quantità di veleni che può generare danni alla salute dell’uomo e, non da ultimo, della qualità delle sostanze utilizzate: il rischio, infatti, è quello di avvalersi, a propria insaputa, di materiale tossico per l’uomo non in grado, allo stesso tempo, di neutralizzare “il nemico”.

Disinfestazione affidata a professionisti

Se vuoi affidare il lavoro di disinfestazione a dei professionisti, non ti resterà che operare un’oculata scelta relativa alla ditta alla quale rivolgerti.
La scrematura è orientata spesso da parametri quali la vicinanza o la disponibilità ad intervenire in seduta stante, trascurando però che la scelta dovrebbe piuttosto tenere conto della professionalità e della capacità dell’azienda di operare tenendo conto di importanti fattori, quali: le specie di infestanti presenti, le condizioni atmosferiche, le caratteristiche (abitative o meno) del luogo da bonificare, la capacità di individuare i focolai, e, assurdo che possa apparire, la loro onestà nel rifiutare di procedere con l’intervento, quando le circostanze oggettive e/o soggettive lo rendano consigliabile.
Diffida dai professionisti che suggeriscono interventi pianificati calendario alla mano: il trattamento di disinfestazione deve essere effettuato al bisogno, deve essere ragionato e non basato su parametri pianificabili a priori.

Come si comprende, il beneficio di rivolgersi a professionisti, a patto che siano seri, è ben maggiore di qualsivoglia vantaggio riconducibile al fai da te. Neanche l’aspetto economico è in grado di mettere in forse l’opportunità di rivolgersi a ditte serie per la disinfestazione, perché il costo che spesso da queste ultime è richiesto è più contenuto di quanto si immagini.

Come sanificare un negozio

In ragione della necessità di contenere la diffusione del contagio da coronavirus e permettere alle attività di riaprire, il Ministero della Salute in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato una serie norme da rispettare per gestire la sanificazione degli ambienti aperti al pubblico. In pratica, per l’apertura del negozio c’è l’obbligo sanificazione con una procedura che, per essere efficace, richiede l’intervento di una ditta specializzata.


Come si effettua la sanificazione di un negozio

Il Governo Italiano per ovviare ad ulteriori problematiche legate allo stato di salute dell’economia nostrana, ha permesso di riaprire le attività a patto di soddisfare alcune norme relative alla sanificazione degli ambienti. Ma come avviene la sanificazione di un negozio?

In primo luogo è bene sottolineare come la sanificazione sia un’operazione ben differente dalla pulizia. In particolare, la pulizia prevede l’eliminazione di quello che viene definito lo sporco visibile attraverso un lavaggio con detergenti di diverso genere. Invece l’intervento di sanificazione è un’operazione successiva a quella di pulizia e prevede la disinfezione di tutte le superfici con l’obiettivo di ridurre al minimo la carica di microorganismi. La sanificazione non è una novità introdotta in questo periodo in virtù del contrasto al contagio da coronavirus, bensì un intervento che andava eseguito già in precedenza e che permetteva di eliminare dalle superfici agenti patogeni di vario genere che molto spesso sono causa di malanni di stagione oltre che di patologie differenti. Il consiglio è dunque quello di affidarsi a ditte specializzate nella disinfestazione le quali, a seconda delle superfici presenti nel negozio, potranno prendere in considerazione le opzioni ottimali.


In cosa consiste la sanificazione di un negozio?

La procedura di sanificazione di un negozio ha come principale obiettivo quello di eliminare la presenza di agenti patogeni su tutte le superfici che vengono maggiormente toccate dalle persone come nel caso delle maniglie, banconi, porte, finestre, scaffali e tanto altro. Il Ministero della Salute raccomanda di soddisfare le norme per la santificazione dei negozi e nello specifico di utilizzare l’ipoclorito di sodio diluito al 1%. Si tratta di una sostanza che molto spesso viene utilizzata anche in casa e che è nota anche con il termine di candeggina. Tuttavia non sempre è possibile utilizzare questo genere di approccio in quanto ci sono alcune superfici che possono essere irrimediabilmente danneggiate.

In alternativa si può prevedere invece l’utilizzo di etanolo conosciuto in gergo anche come alcool etilico con una concentrazione al 70%. Seppur possa apparire come un’operazione piuttosto semplice e comune, la sanificazione richiede una serie di misure di sicurezza per preservare la salute delle persone che normalmente frequentano un determinato ambiente. Prima che venga effettuato l’intervento di sanificazione è necessario spegnere l’eventuale impianto di antincendio e soprattutto coprire con tessuti impermeabili i quadri elettrici e dispositivi meccanici che sono particolarmente sensibili all’umidità. Inoltre al termine della sanificazione, per poter rientrare ed utilizzare una stanza oppure un intero locale, è necessario attendere almeno un paio di ore ed assicurarsi che tutte le superfici trattate siano ben areate.


Sanificazione negozi covid 19: quando eseguire l’intervento

Un recente studio effettuato dalle organizzazioni scientifiche italiane ed internazionali, ha dimostrato che la carica virale dei coronavirus (SARS e Covid) può resistere per molto tempo su diverse tipologie di superfici. Nello specifico il virus può sopravvivere in condizioni ottimali di umidità e di temperatura anche fino a 9 giorni. Questo è il punto di partenza dal quale gli organi governativi hanno deciso di imporre ai negozi che intendono riaprire la propria attività, la sanificazione di tutte le superfici.

Tuttavia non è sufficiente eseguire un solo intervento prima della riapertura bensì prevedere periodicamente la sanificazione in maniera tale da avere sempre ambienti salubri. Per quanto riguarda la periodicità degli interventi il ministero non ha evidenziato tempistiche definite anche se le aziende che operano nel settore e che dunque sono specializzate, raccomandano un intervento almeno ogni 15 giorni. Questo è dovuto al fatto che all’interno di un negozio possano entrare persone asintomatiche con una carica virale in grado comunque di contagiare altre persone anche attraverso le superfici toccate. Tra l’altro gli interventi possono essere anche ammortizzati da un punto di vista economico grazie ad un’apposita norma che il governo ha avuto inserire nel decreto Cura Italia. In particolare per l’anno d’imposta 2020 è previsto un credito d’imposta nella misura del 50% delle spese sostenute per la sanificazione di ambienti e di strumenti di lavoro.

A proposito di strumenti di lavoro, la sanificazione può essere effettuata anche su capi di abbigliamento indossati e soprattutto su biancheria usata ad esempio in un albergo, in un pub, un ristorante e quant’altro. In questo caso la sanificazione dovrà essere effettuata con un lavaggio con sapone ed acqua calda almeno a 90 gradi centigradi. Questo genere di intervento non sempre è possibile in quanto non tutti i tessuti sono in grado di sopportare una lavaggio a 90 gradi senza presentare danni rilevanti. In questi casi si può procedere in maniera alternativa aggiungendo candeggina o altri prodotti a base di ipoclorito di sodio. Con l’uso della candeggina ovviamente il lavaggio può essere eseguito a temperature minore preservando così la bellezza estetica di un capo di abbigliamento.


Perché rivolgersi ad una ditta specializzata per la sanificazione di un negozio

Una attività, come potrebbe essere un negozio di capi di abbigliamento, per poter riaprire e quindi offrire i propri servizi e prodotti al pubblico deve soddisfare una serie di norme per contrastare il contagio da coronavirus. Una situazione piuttosto delicata che deve essere gestita in maniera funzionale per consentire all’Italia di uscire fuori definitivamente da un periodo particolarmente difficile.

Rivolgendosi ad una ditta specializzata per eseguire l’intervento di sanificazione di un negozio, si ha la certezza che tutte le superfici vengano trattate con prodotti adatti, in grado di eliminare quasi al 100% la possibile presenza di cariche virali e comunque di agenti patogeni. Inoltre le agenzie specializzate oltre ad essere riconosciute a livello normativo, permettono anche di accedere al credito d’imposta che per l’anno 2020 è stato fissato al 50% per tutti i costi dovuti per gli interventi di sanificazione di ambienti di lavoro. Insomma rivolgersi ad un’agenzia specializzata per effettuare la sanificazione di un ambiente oltre che essere conveniente dal punto di vista economico in quanto c’è la possibilità di scaricare parte dei costi, lo è anche dal punto di vista del risultato finale che certamente sarà impeccabile.

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Come viene effettuata la derattizzazione nei condomini?

Come viene effettuata la derattizzazione nei condomini?

La derattizzazione nei condomini rappresenta la migliore strategia per evitare che i topi possano entrare negli appartamenti o in altri locali quali, ad esempio, garage e cantine. Obiettivo principale della derattizzazione nei condomini è, dunque, monitorare il passaggio dei roditori e dissuaderli a frequentare gli spazi condominiali.

Gli interventi di derattizzazione sono affidati a personale operativo altamente qualificato ed in possesso dell’esperienza e competenza necessarie per affrontare ogni problema di profilassi.  Sono realizzati mediante l’uso di esche ratticide, protette in appositi contenitori (erogatori di esca o dispenser) per evitare che possano entrare in contatto, ed eventualmente essere ingerite, da bambini o animali non oggetto della derattizzazione (cani, gatti, etc…). L’uso di erogatori di sicurezza di esca topicida è dovuta non solo a ragioni tecniche ma anche ad obblighi legislativi (Ordinanza Ministeriale del 10.02.2012).

Tali esche devono essere periodicamente modificate, al fine di variare: il principio attivo, la forma fisica e il sapore. Obiettivo finale è quello di evitare fenomeni di assuefazione ai veleni, vincere la naturale diffidenza dei roditori, ed andare incontro ai loro “gusti”. L’uso prolungato delle stesse sostanze velenose, infatti, provoca una sensibilità ai prodotti, con l’effetto che i roditori mangino senza alcuna conseguenza per la loro incolumità. Allo stesso modo, cambiare la forma fisica delle esche neutralizza la loro diffidenza, evitando che possano associare la morte di un proprio simile all’ingestione di un’esca.

Quali sono gli insetti primaverili?

Le temperature stanno aumentando gradualmente e la Primavera è alle porte. In questo periodo dell’anno assistiamo ad un vero e proprio ritorno degli insetti, che in inverno sembravano quasi essere scomparsi. Ma quali sono gli insetti primaverili che arrecano maggior fastidio all’uomo? Scopriamoli insieme!

 

PROCESSIONARIA

Periodo: marzo

La Thaumetopoea pityocampa, più nota come Processionaria del Pino,  è molto pericolosa soprattutto per bambini e animali domestici, in quanto si nasconde molto bene tra la vegetazione e i suoi peli urticanti causano importanti irritazioni se entrano in contatto con la pelle o con le mucose di naso, occhi e bocca. Tra febbraio e marzo la larva scende dall’albero per formare un “bozzolo” sotto terra, in attesa di venirne fuori in estate. Gli interventi di prevenzione mirano ad evitare proprio la discesa dall’albero, al fine di rimuovere le larve ed evitare un’infestazione massiccia.

 

ZANZARA

Periodo: aprile

Dopo l’inverno le zanzare depongono un numero abbondante di uova in acqua e, sfruttando le calde temperature primaverili, si riproducono velocemente, fino a raggiungere picchi altissimi in estate. Intervenire in Primavera risulta strategico al fine di evitare lo sviluppo delle uova in adulto, attraverso interventi antilarvali. Si procede individuando i focolai per poi eliminarli attraverso insetticidi specifici. Altra azione importante è lo svuotamento di vasi e sottovasi da ogni forma di acqua stagnante, ambiente ideale per la deposizione della uova.

 

API, VESPE E CALABRONI

Periodo: aprile e maggio

Api, Vespe e Calabroni sono soliti sciamare nei mesi di aprile e maggio, andando alla ricerca di nuovi luoghi dove riprodursi. In questo periodo dell’anno è molto comune individuare nuovi nidi, che vanno prontamente eliminati. Per farlo, però, è sconsigliatissimo improvvisarsi disinfestatori. Questi insetti sono muniti di pungiglione e se attaccati rispondono prontamente in gruppo pungendo il nemico.

 

BLATTE

Periodo: marzo

Le blatte stazionano in ambienti frequentati dall’uomo (case, uffici, depositi, scuole, etc.) durante tutto l’anno, perché non hanno problemi legati ai cambiamenti climatici, essendo in grado di trovare condizioni favorevoli costanti tutto l’anno (caldo d’inverno e fresco d’estate). In Primavera, però, grazie all’aumento delle temperature, trovano un ambiente particolarmente favorevole, e assistiamo a vere e proprie esplosioni di infestazioni. Risulta, pertanto, assolutamente strategico iniziare gli interventi di disinfestazione non appena le temperature iniziano ad alzarsi, al fine di evitare una massiccia riproduzione.

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Guano di piccione, come eliminarlo in modo efficace

Balconi, marciapiedi, ringhiere e persino noi stessi: nulla è al riparo dalla possibilità che un piccione decida di espletare proprio lì le proprie funzioni fisiologiche. Se da un lato gli escrementi di questi animali danno fastidio esteticamente, dall’altro sono pericolosi: contengono infatti quantità elevate di batteri e di sostanze nocive, sia per l’uomo che per gli arredi, pertanto vanno puliti quanto prima e con le dovute precauzioni. Ma andiamo con ordine!

Come rimuovere gli escrementi dei piccioni?

La rimozione del guano dei piccioni va affrontata con la giusta attrezzatura. Guanti di gomma, mascherina, carta assorbente, stracci usa e getta ed acqua sono gli oggetti indispensabili per la riuscita dell’operazione.

Per prima cosa il consiglio è quello di utilizzare una scopa rigida per poter spazzare via quanto più residuo “solido” possibile, in particolare una volta che il guano è secco. Successivamente, attraverso l’uso di una pompa destinata all’irrigazione o, in assenza di quest’ultima, di un secchio rimuovete il grosso dello sporco con semplice acqua, meglio se calda. Infine con una spugna abrasiva e un composto di acqua ed ammoniaca (o del comune detergente per pavimenti) frizionate bene la superficie intaccata, per eliminare ogni residuo.

Quanto illustrato è la fase di pulizia grossolana; un consiglio che possiamo dare è quello di utilizzare il bicarbonato comune per facilitare, attraverso la sua effervescenza, la rimozione dello sporco ostinato. Una volta terminata questa fase la superficie in questione va nuovamente lavata, affinché ogni minimo residuo sia rimosso, e se possibile va aggiunto del repellente per piccioni, va benissimo anche la classica ammoniaca. Così facendo il volatile indesiderato non tornerà, almeno non a breve!

I rifiuti che otteniamo dalla pulizia effettuata non devono assolutamente entrare in contatto col nostro corpo, quindi ogni elemento utilizzato (stracci usa e getta, carta, guanti) deve essere riposto in un sacchetto e smaltito in tutta sicurezza.

In caso di mancanza di misure preventive, tuttavia, il problema volatili potrebbe tornare a ripresentarsi.
Pertanto il consiglio è quello di affidarsi, almeno le prime volte, a ditte specializzate nel pulire gli escrementi degli uccelli; non solo saranno in grado di pulire tutto alla perfezione, ma effettueranno operazioni di disinfestazione dai piccioni, curando anche lo smaltimento successivo dei rifiuti.

Un trattamento completo che impedirà a noi di farci del male e ai piccioni di tornare a tormentarci, o ad imbrattare con i loro escrementi il condominio o la casa.

Le malattie che può trasmettere il guano di piccione

 

Bene, ora abbiamo capito come si pulisce il guano di piccione. Ma cosa può succedere se ci entriamo in contatto senza protezioni? Quali sono le malattie trasmesse dai piccioni all’uomo, e quali sono i rischi per l’ambiente?

Andiamo con ordine, partendo dai rischi per l’ambiente.
Sempre più spesso vediamo, nelle nostre città, delle zone letteralmente ricoperte dal guano dei piccioni; i monumenti in particolare sono obiettivi sensibili, ma i grigi volatili non disdegnano nemmeno balconi, ringhiere, grondaie e comignoli.

L’azione distruttiva comincia dal momento in cui i piccioni scelgono un bersaglio: la loro ricerca di minerali dalle sostanze che trovano per strada inevitabilmente li porta a beccare pietre e sassi, corrodendoli e (a lungo termine) rompendoli. In particolare in presenza di fessure, esse vengono allargate, creando scompensi e danni.

Successivamente c’è l’espulsione di quanto ingerito: il famoso, e famigerato guano. L’escremento si mescola agli agenti atmosferici presenti in natura e, in combinazione con l’umidità, ha un’azione corrosiva su marmi e intonaci. L’acqua ha una forte interazione con tutto ciò: in caso di pioggia infatti il guano viene trasportato all’interno di fori e fessure, permettendogli di agire in profondità.

Ma l’azione negativa degli escrementi non termina qua: essendo sostanze organiche, permettono lo sviluppo di funghi e batteri, che vanno a intaccare gravemente alcuni materiali usati comunemente nell’edilizia, come ad esempio il marmo. Alcuni batteri, chiamati “solfobatteri”, sono famosi proprio per questo: lo zolfo presente nell’aria viene trasformato da essi in acido solforico, in grado di attaccare pesantemente il carbonato di calcio di cui è composto il marmo.

L’acido solforico è anche uno degli elementi presenti nel guano di piccione più dannosi per l’uomo; non dovremmo infatti limitarci ad imprecare, quando veniamo colpiti da un escremento di tali uccelli, bensì dovremmo pulirlo immediatamente e fare tutto il possibile per evitare il contatto con la pelle.

Gli escrementi di piccione sono veicolo di numerosi agenti patogeni, motivo per il quale la popolazione di questi animali andrebbe sempre monitorata e contenuta prima dell’arrivo allo status di “infestazione”.

In quasi tutte le città, soprattutto ultimamente, assistiamo a dei fenomeni particolari; ci sono delle zone, degli angoli o delle vie che sembrano dei veri e propri “poligoni di tiro” per piccioni cecchini. Non si sa, e probabilmente non si saprà mai, il motivo per il quale i volatili abbiano deciso di colonizzare un particolare territorio all’interno di una città e non, magari, la via 5 metri affianco; l’unica cosa certa è che entrando in quella via, o stiamo attenti, o probabilmente usciremo con almeno un “ricordino”.

Non è affatto piacevole essere sporcati dal guano di piccione, soprattutto prima di una giornata lavorativa; non è piacevole nemmeno scoprire che l’escremento ha un elevato potere corrosivo non solo per i monumenti, come spiegato in precedenza, ma anche per i tessuti che comunemente indossiamo. inutile girarci intorno: se mai dovessimo incappare in una macchia causata da un piccione, è concretamente possibile che la macchia non venga mai via al 100%, proprio a causa della corrosione, che intacca colori e composizione dei tessuti,

Ultimi, ma non meno importanti, sono i problemi alla salute che possono giungere dal contatto con gli escrementi di piccione. Il pericolo si annida nella composizione chimica del guano stesso: è infatti ricco di batteri, alcuni dei quali pericolosi per la salute umana.

Uno dei principali agenti patogeni è quello della salmonella: il batterio, portatore dell’omonima malattia, è in grado di causare nell’uomo forti dolori e malessere diffuso; attualmente la salmonella non è più mortale come un tempo, ma si tratta sempre di un malanno che se non curato in tempo può avere strascichi molto gravi.

Un secondo batterio che compone il guano di piccione è l’escherichia coli, in grado di provocare nell’uomo gastroenteriti fortissime e davvero fastidiose. Segnaliamo anche la psittacosi, che è anche in grado di passare da uomo a uomo se non trattata. Si presenta come una febbre molto alta, alla quale si unisce sudorazione, nausea, diarrea, cefalea ed è pericolosissima per le donne in stato di gravidanza e per il loro feto, potenzialmente addirittura mortale.

L’ammalarsi a causa delle feci di piccione non è tuttavia comune, bisognerebbe esserne proprio in costante e continuo contatto; tuttavia è fondamentale prendere delle precauzioni e stare molto attenti, sia nel momento in cui decidiamo di pulire i nostri balconi / ringhiere sia nel momento in cui, passeggiando, inavvertitamente entriamo in contatto con detti escrementi.

Sanitizzazione ambientale

Cos’è e come funziona la sanificazione ambientale?

Cos’è la sanificazione ambientale?

Una precisa definizione del termine “sanificazione” non è semplice da trovare. Tuttavia, l’obiettivo della sanificazione risulta chiaro, e viene chiarito dalla parola stessa: l’obiettivo di queste procedure è infatti quello di rendere letteralmente sano, ovvero salubre, un ambiente. Il pericolo, infatti, è che eventuali agenti microbiologici e non possano mettere in serio pericolo la salute dell’essere umano.
Molto spesso, sanificazione e disinfezione vengono considerate come sinonimi, ma è bene sapere che non è affatto così. Indubbiamente i concetti sono tra loro correlati tra loro, ma non coincidono: la disinfezione è compresa nella sanificazione.

Si può in effetti dire che la sanificazione consta di due momenti ben distinti, che sono la detersione e la disinfezione. Con il primo procedimento, l’obiettivo è quello di allontanare lo sporco visibile a occhio nudo (si pensi a polveri, tracce di cibo e incrostazioni varie), utilizzando utensili in grado di esplicare un’azione meccanica (tra cui scope, aspirapolveri e altri strumenti) nonché detergenti a basse concentrazioni.

Lo scopo della disinfezione, al contrario, è quello di abbattere drasticamente la carica microbica di una superficie o di un generico substrato, adoperando un disinfettante specifico e in concentrazioni tali che i suoi fumi non possano recare danni all’uomo (bisogna infatti considerare che molto spesso i disinfettanti sono composti chimici molto potenti).

A sua volta, la disinfezione è distinta dalla sterilizzazione, che può o meno essere necessaria (a seconda del contesto al quale ci si riferisce) e che quindi non sempre è inclusa nel processo di sanificazione. Mentre, infatti, nella disinfezione si ha la riduzione della carica microbica complessiva entro limiti accettabili e la distruzione dei patogeni, nella sterilizzazione si ottiene l’annientamento di tutte le forme di vita non visibili a occhio nudo.
Sulla base di quanto detto finora, è più facile comprendere com’è composto il processo di sanificazione. Nello specifico, questo consta di 4 fasi distinte, che possono essere così descritte:

  • Detersione;
  • risciacquo;
  • disinfezione;
  •  risciacquo.

La presenza per ben due volte dell’operazione di risciacquo non è ridondante, ma al contrario necessaria. Poiché sia nel caso della detersione che della disinfezione vengono utilizzati prodotti chimici, il risciacquo è fondamentale per avere la certezza che tali composti non lascino residui e non rappresentino un pericolo equivalente, se non superiore, a quello microbiologico.

Quali sono i prodotti per la sanificazione? Come già accennato si suddividono in detergenti e disinfettanti.
I detergenti hanno fondamentalmente l’obiettivo di allontanare residui di grasso, unto o incrostazioni dalle superfici; per raggiungere questo obiettivo, le sostanze che vengono impiegate sono principalmente tensioattivi, in grado di emulsionare il grasso adeso alla superficie con l’acqua imbibita nella spugna o nello strumento utilizzato per la detersione. Il grasso legato viene quindi allontanato mediante un’azione meccanica.

Per la disinfezione, invece, è necessario impiegare prodotti in grado di distruggere i microrganismi (è bene ricordare che questi solitamente non hanno effetto sulle spore). Tra questi è possibile citare la formaldeide, alcuni composti dell’ammonio e alcoli, i quali non devono essere solamente applicati, ma devono restare in contatto con la superficie per un certo intervallo di tempo, detto “tempo d’azione”.
È necessario seguire strettamente le indicazioni riportate sulla confezione, per tutelare la propria salute e quella degli altri. Sono inoltre da evitare i mix di sostanze differenti, le quali potrebbero dar vita a composti tossici sconosciuti e potenzialmente dannosi.

Quali sono le differenze tra sanificazione ospedaliera e casalinga?

In linea di principio, tra la sanificazione ospedaliera e quella casalinga non dovrebbe esservi alcuna differenza. La sanificazione è un processo che, come descritto in precedenza, presenta delle operazioni piuttosto precise e il cui ordine è piuttosto rigido.
Tuttavia, è intuibile come sia necessario effettuare le operazioni discusse in precedenza con maggiore rigore in ambito ospedaliero. Poiché, infatti, si tratta di un luogo pubblico nel quale transitano centinaia di persone ogni giorno, e che può in alcuni casi rappresentare un vero e proprio covo di microrganismi, la sanificazione deve essere applicata frequentemente e deve risultare totalmente efficace. In ambito ospedaliero, dunque, si utilizzano certamente detergenti e disinfettanti più concentrati, che possono essere adoperati esclusivamente da personale istruito in maniera idonea.

In ambito ospedaliero, è l’OSS che applica il processo di sanificazione. L’Operatore Socio Sanitario, infatti, è una figura che può assolvere questo ruolo in maniera completa e adeguata, grazie alla propria preparazione.

La sanificazione della casa è indubbiamente più semplice di quella ospedaliera. Innanzitutto, in commercio esistono diversi prodotti che fungono sia da detergente che da disinfettante. Si tratta di preparati industriali non professionali (ma non per questo meno pericolosi) che consentono di garantire pulizia e salubrità alla propria dimora. Solitamente questi prodotti prevedono un tempo di contatto molto limitato, e non prevedono iter da seguire particolarmente inflessibili.

Sanificazione per HACCP, quali sono le differenze?

Quando si parla di HACCP ci si riferisce indubbiamente alle aziende che operano nel settore alimentare, a qualunque livello. HACCP è una sigla che sta per “Hazard Analysis and Critical Control Points” (ovvero “Analisi del Pericolo e Punti Critici di Controllo”), ed è uno strumento molto efficace la cui adozione è resa necessaria per tutte le imprese da un regolamento del 2004 che permette di tenere sotto controllo tutti i pericoli che possono recare un serio danno alla salute del consumatore.

La sanificazione per l’HACCP è sicuramente un aspetto indispensabile: nel manuale di autocontrollo delle aziende alimentari è prevista la descrizione accurata della procedura in questione, con tutte le informazioni rilevanti tra cui tempi d’azione dei detergenti/disinfettanti, la concentrazione degli stessi, le metodiche di applicazione e l’operatore responsabile dell’azione.

La sanificazione nell’industria alimentare è assolutamente indispensabile. Poiché si tratta principalmente di aziende che manipolano gli alimenti, destinati a entrare all’interno dell’organismo umano, è importante garantire che il contatto con le superfici non apporti una carica microbica eccessiva.

L’oggetto della sanificazione all’interno dell’industria alimentare può differire a seconda del settore nel quale opera la specifica azienda. Ad esempio, se l’impresa manipola la carne o i vegetali freschi, senza ombra di dubbio sarà necessario sanitizzare frequentemente le superfici sulle quali avvengono le operazioni; al contrario, nel caso in cui l’azienda operi nel settore conserviero, la sanitizzazione delle tubature (e in particolare dei punti in cui si possono concentrare le materie prime) assume una maggiore importanza rispetto a quella delle superfici.
Inoltre, nel settore alimentare è ancor più semplice comprendere l’importanza delle fasi di risciacquo: qualora queste non avvenissero – o non fossero condotte in maniera efficace – i cibi posti a contatto con le superfici potrebbero poi essere contaminati dalle sostanze chimiche presenti nelle soluzioni adoperate.

Naturalmente, da questo punto di vista è anche importante la scelta dei disinfettanti per industria alimentare. Il prodotto più indicato da adottare è quello che garantisce risultati migliori, con un potenziale danno per il consumatore finale estremamente limitato o nullo. È proprio per questo motivo che i ricercatori sono attenti a sviluppare nuovi disinfettanti potenzialmente biocompatibili (e non tossici, come quelli attualmente diffusi), oltre che procedure di sanitizzazione completamente innovative e innocue per la salute umana.

disinfestazione nelle scuole

Disinfestazione nelle scuole, è obbligatoria?

Le scuole sono luoghi frequentati giornalmente da molte persone, per questo è di fondamentale importanza garantire a tutto il personale scolastico e agli alunni un ambiente salubre nel rispetto degli obblighi igienico-sanitari previsti dalle normative vigenti.

Insetti come le blatte possono essere vettori di germi e batteri responsabili di molte malattie pericolose per l’uomo, come la salmonellosi e il colera e il contatto diretto con questi insetti o con i loro escrementi può dare luogo a reazioni allergiche.

Per queste ragioni un luogo come la scuola i controlli devono essere più frequenti rispetto all’abitazione, così da non mettere in pericolo la salute dei giovani.
Proprio per questo motivo, in caso di un’infestazione è stata imposta dal Ministero della Salute una disinfestazione obbligatoria nelle scuole finalizzata a responsabilizzare i dirigenti scolastici a provvedere affidandosi a ditte specializzate nella lotta agli infestanti.

Perché è importante la disinfestazione nelle scuole?

La presenza di blatte e altri insetti infestanti è vista come indice di scarsi controlli in un ambiente che richiede la massima sorveglianza, per questo è inaccettabile, contro infestanti nocivi per la salute di grandi e piccoli.

Molti istituti scolastici, per la loro particolare struttura architettonica, sono ambienti ideali per l’ingresso di insetti infestanti, che qui trovano un habitat perfetto per nidificare e prosperare indisturbati anche grazie all’abbondanza di cibo e di anfratti in cui rifugiarsi.

L’alto grado di pericolo che questi infestanti provocano in un’area comune richiede una risposta tempestiva ed efficace.

In caso di avvistamento di scarafaggi nei locali interni ed esterni delle scuole, studenti, genitori, docenti e tutto il personale hanno il diritto di allertare non solo il dirigente scolastico ma anche il Comune chiedendo un radicale intervento di deblattizzazione e sollecitando disinfestazioni preventive e programmate.

Di solito la gestione di questa attività viene affidata ad una ditta specializzata in disinfestazione da blatte che provvederà tempestivamente a risolvere il problema.

è obbligatorio effettuare interventi preventivi nelle scuole?

Non esistono norme che impongono l’obbligo di disinfestazione preventiva nelle scuole, ma al manifestarsi dell’infestazione l’intervento mirato a ricondurre l’ambiente entro certi standard igienico-sanitari diviene obbligatorio come espressione dell’inviolabile diritto alla salute sancito dalla Costituzione. Il Ministero della Salute, con l’ordinanza 10 febbraio del 2012, ha imposto che le operazioni di disinfestazione e derattizzazione siano effettuate da imprese specializzate in modo tale che non venga arrecato alcun danno alla salute di persone e animali.

Come funziona la disinfestazione da blatte nelle scuole?

Ogni intervento di disinfestazione da blatte è preceduto da un’ispezione dei locali volto a valutare la portata dell’infestazione e a individuare le strategie più adeguate che ne permettano lo sterminio.

Durante il sopralluogo, vengono individuati i punti critici, quali, ad esempio, scollamenti delle piastrelle di pavimenti e muri, interstizi tra muratura e tubazioni, perdite d’acqua, ecc. che verranno prontamente segnalati ai responsabili dell’igiene affinché possano attuare i necessari interventi di manutenzione e riparazione.

Infestazione di topi in casa

Come possiamo allontanare i topi da casa nostra?

Come accorgersi della presenza di topi in casa?

I topi sono dei roditori onnivori piuttosto fastidiosi, che hanno la tendenza ad invadere case e garage per ripararsi e riprodursi velocemente.
Come ben sappiamo questi piccoli roditori sono portatori di diverse e spesso gravi malattie, proprio per questo è necessario non sottovalutare i rischi connessi alla loro presenza in casa, perché convivere con questi animaletti può portare, nei migliori dei casi, a semplice febbre e vomito momentaneo, ma nel peggiore dei casi l’ingestione accidentale delle loro feci e delle loro urine (derivante da contaminazione con gli alimenti), può portare a morte e a malattie gravi come la leptospirosi, una malattia che può portare a sintomi come mal di testa o dolori muscolari, ma che può provocare anche meningiti ed emorragie polmonari mortali.

I topi possono trasmettere malattie anche attraverso un morso, come ad esempio “la rabbia, la tularemia, la Coriomeningite linfocitaria“.
Accorgersi della presenza dei topi in casa è semplice, i segnali legati alla loro presenza sono spesso inequivocabili, questi piccoli animali hanno infatti la tendenza a graffiare i mobili e a lasciare le loro feci dappertutto, anche perché sono costantemente alla ricerca di acqua e cibo, soprattutto durante la notte.

Per accertare la presenza di topi in casa è sufficiente controllare la presenza di feci sul pavimento, sui mobili o all’interno delle dispense (le feci dei topi hanno una caratteristica forma a cilindro, di colore nero e con una lunghezza di circa mezzo centimetro).
I topi peraltro hanno la tendenza a rosicare fili, cavi e parti in legno, può capitare di accorgersi della presenza di un topo a causa del guasto di un elettrodomestico, come ad esempio una lavatrice.

In genere riescono ad entrare anche da piccoli fori o da piccole aperture sotto le porte o sotto le saracinesche dei garage, grazie alla particolare ossatura elastica riescono infatti ad intrufolarsi indisturbati nelle case e in qualsiasi altro luogo caldo, all’interno del quale i topi riescono a riprodursi in modo considerevole e nel giro di poco tempo.

I roditori non disdegnano i luoghi in cui vive l’uomo, proprio perché nelle case trovano un luogo caldo e ricco di cibo, per riscaldarsi ed alimentarsi in tutta tranquillità.
Ecco perché difficilmente se ne andranno da soli, perché una volta introdotti in casa i topi trovano un ambiente ideale per cibarsi e proliferare in tutta tranquillità.

Come possiamo eliminare i roditori?

Una volta acquisita la certezza della presenza in casa dei topi è necessario procedere tempestivamente, scegliendo tra i diversi rimedi esistenti.
La maggior parte delle persone, per uccidere i topi, preferisce ricorrere ai metodi tradizionali, che consistono nell’usare della colla o del veleno (quest’ultimo in particolare, una volta ingerito insieme ad un alimento, porterà il roditore immediatamente alla morte).
Per uccidere i topi con un veleno è sufficiente unire la sostanza velenosa ad un po’ di cibo, ad esempio a del formaggio, in modo da sistemare l’esca sotto un mobile, sul pavimento o all’interno di una dispensa vuota; naturalmente non dovrà essere usato un veleno generico ma un apposito veleno per topi, facilmente reperibile presso i negozi di ferramenta.

Per versare il veleno è consigliabile usare un paio di guanti in lattice, per evitare che la sostanza tossica venga a contatto con la pelle.
Se si desidera ricorrere ad un rimedio meno invasivo tuttavia, è possibile acquistare una gabbia o della colla per topi, per creare una piccola esca e intrappolarli nel momento in cui si avvicinano alla gabbia attirati dal cibo.

Per intrappolare un topo usando un’esca è sufficiente applicare un po’ di colla sopra una base pesante (ad esempio un mattone o un oggetto di grosse dimensioni), successivamente si dovrà applicare un pezzetto di formaggio sopra la colla.

In questo modo il topo, attirato dall’odore del formaggio, si avvicinerà fino a restare incollato all’oggetto e sarà possibile catturarlo senza ucciderlo; si tratta comunque di un rimedio non consigliato in caso di infestazioni importanti, perché in quel caso si rivela un rimedio piuttosto fallimentare.

Per allontanare i topi da casa, dal garage o dal tetto, è possibile anche ricorrere a rimedi casalinghi, che consentono di allontanare i roditori senza ucciderli.

Tra i rimedi tradizionali e poco invasivi troviamo sicuramente quello che comporta l’uso di spezie e menta.
E’ risaputo che i roditori odiano gli odori forti delle spezie, e per allontanarli è sufficiente posizionare alcune foglie di menta in determinati punti strategici della casa, come ad esempio nelle dispense o nel garage (per comodità è possibile usare anche gli oli essenziali, l’importante che si tratti di menta forte).

In alternativa alla menta è possibile usare le foglie di alloro, in questo caso è sufficiente sistemare qualche foglia in prossimità di ingressi e fessure.
Se si sospetta un’invasione di topi sopra un tetto si possono utilizzare i rimedi classici, come una gabbia a scatto o del veleno da unire a del formaggio.

In alternativa è consigliabile rivolgersi ad un’agenzia specializzata nella disinfestazione dei topi.
Se la presenza dei topi in casa si è trasformata in una vera e propria infestazione infatti, facilmente riconoscibile dal rumore persistente di graffi fastidiosi, dalla presenza di numerose quantità di feci sparse per la casa e dall’odore delle urine, è consigliabile evitare i rimedi tradizionali.

In quest’ultimo caso è necessario infatti affidarsi all’opera di esperti che siano in grado di eliminare l’infestazione in totale sicurezza e in poco tempo (se il numero di topi presenti in casa è piuttosto rilevante, debellarli con l’aiuto di veleni e repellenti è quasi impossibile).
Le infestazioni sono in genere frequenti nelle case di campagna e nei garage, quando sono particolarmente gravi è persino possibile sentire l’odore delle urine dei topi, caratterizzate da un forte tonfo acre.

Nel caso di bambini in casa si tratta della soluzione ideale, perché non c’è il rischio che il bambino, o un comunque un animale domestico, possa mangiare l’alimento avvelenato.

Topi in giardino, come allontanarli

In genere i topi preferiscono i luoghi caldi e chiusi, ma non è raro scoprire la presenza di topi di campagna in un giardino.
Per allontanare i topi da un giardino possono essere usati gli stessi rimedi sopra indicati, in particolare è possibile utilizzare delle gabbie a scatto o degli strumenti come lo scacciatopi ad ultrasuoni.
I topi hanno inoltre la tendenza a scavare buche in campagna e nei giardini (per creare una tana e riprodursi all’interno), in questo caso è possibile distruggere la loro tana otturando tutti i fori d’entrata con una lana d’acciaio (i topi escono di notte per ricercare il cibo, e se il foro è sigillato non potranno più farvi rientro).
Se si sospetta la presenza di una tana è dunque necessario concentrarsi nella ricerca dei fori d’entrata, per sigillarli ed impedire l’ingresso o l’uscita del topo.
Una delle soluzioni più efficaci consiste nell’adottare un gatto, questo animale infatti è un ottimo predatore e può aiutare a catturare topi e ratti senza l’uso di veleni e repellenti.

Quale tipo di repellente usare per i topi?

I topi odiano gli odori forti come l’ammoniaca e la naftalina, per allontanarli e prevenire l’ingresso in casa possono essere usati i repellenti spray, una soluzione “green” che grazie alla composizione e al forte odore fastidioso aiuta a tenere lontani ratti e topi.

I repellenti più adatti ad allontanare i topi sono quelli a base di ammoniaca e naftalina, ma per infastidire i topi può essere usato anche del bicarbonato (da applicare accanto a fori e possibili fessure d’ingresso), si tratta di uno dei rimedi più efficaci per impedire l’ingresso di questi fastidiosi animali.

Metodi alternativi per allontanare i topi

In alternativa ai classici rimedi, rappresentati da veleni o repellenti naturali, è possibile ricorrere a dei sistemi alternativi moderni, come ad esempio i repellenti ad ultrasuoni, capaci di allontanare i topi senza ucciderli.

Si tratta di uno strumento facilmente reperibile in commercio, che può essere usato per allontanare i topi da casa o dal garage, sistemando semplicemente l’oggetto sul pavimento o sotto un mobile.

Il repellente ad ultrasuoni funziona anche contro altri insetti fastidiosi, come ad esempio pulci, scarafaggi e mosche; questo sistema non è pericoloso per gli animali domestici ed è piuttosto facile da installare (si tratta di un oggetto tecnologico che produce ultrasuoni circa ogni 10 secondi, per impedire l’avvicinarsi di fastidiosi ospiti senza trappole e/o veleno, nel raggio di circa 200/250 metri quadrati).

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